Lui & Lei
Tango!
Sergio191
25.06.2026 |
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"G le cinse la vita con la mano destra, alzò la sinistra all’altezza della spalla e lei vi appoggiò la sua..."
Il tango piaceva a R, le era sempre piaciuto.Le sarebbe piaciuto ballarlo, soprattutto. Una di quelle cose a cui si pensa spesso e si finisce per non fare mai, mentre gli anni passano.
Però ogni volta che le capitava di assistere a qualche esibizione, o anche a qualche tango di strada, di quelli organizzati qua e là durante l’estate romana, R finiva per commuoversi.
Percepiva quasi fisicamente la sensualità del tango, ben oltre il cliché. Avvertiva il magnetismo tra i due corpi che si attraggono e si respingono, si dissociano e si amalgamano.
Due ballerini di tango, pensava, sono nudi.
Sempre, anche se sono vestiti.
Nudi, soli, indissolubilmente legati e disperatamente felici.
Un giorno, molto tempo fa, aveva assistito a un workshop pubblico con due ballerini argentini, giovani e straordinariamente talentuosi.
A metà lezione, per far comprendere agli studenti e al pubblico la meccanica del tango e il rapporto simbiotico che si crea tra i due ballerini, si misero in piedi uno di fronte all’altra, alla distanza di circa un metro.
Lui mosse la gamba verso sinistra, accennò una “salida”, lei seguì il movimento.
Lui lo interruppe, lei si fermò. Lui invertì la direzione, un “ocho”, poi un altro, lei lo seguì, con naturalezza.
Lei danzava con lui senza toccarlo, entrambi leggeri e connessi come se fossero stati abbracciati.
Le figure divennero più complesse, lui cominciò a indietreggiare allontanandosi, lei fece altrettanto, ma i toraci dei due ballerini erano sempre uno di fronte all’altro, anche a costo di torcere la vita e i fianchi, e poi girarsi come un elastico.
Le gambe di lei si muovevano agili, rimbalzavano coerenti, lui dirigeva i suoi passi con movimenti impercettibili, ormai erano a circa dieci metri l’uno dall’altra, quando la distanza cominciò a ridursi, un metro, poi un altro, finché tornarono a toccarsi, e R che li guardava sbigottita pensò che si sarebbero potuti unire in un amplesso lì, come esito della danza, e non ci sarebbe stato nulla di strano, nulla di osceno, anzi.
Pensò che fosse un peccato non vederli davvero nudi, sfiorarsi, baciarsi, cercarsi con le mani, con le bocche, con i sessi roventi, urlare fin sopra la musica.
Ci pensò quella sera e ci pensò tante altre volte, chiedendosi se l’essenza del tango potesse davvero essere quella che nessuno osava mostrare.
Un’idea che si era sedimentata al punto che quando G, che aveva tanto insistito per uscire con lei, le propose di provare qualche passo di tango, nel suo salotto, dopo una passeggiata in centro, le sembrò naturale sorridere, sganciare il vestito estivo leggero e lasciarlo scivolare fino alle caviglie, restando completamente nuda davanti lui, in piedi sui suoi tacchi alti.
Lui deglutì, lei vide la sua gola contrarsi e la pelle d’oca apparire sotto le maniche della camicia, e capì che stava cercando di mascherare con fatica l’emozione, fissando un punto sulla parete dietro la sua spalla.
Prese l’iniziativa, per sottrarlo all’imbarazzo:
“Proviamo - gli disse - ma ricordati che non so ballare. Fai piano”.
G le cinse la vita con la mano destra, alzò la sinistra all’altezza della spalla e lei vi appoggiò la sua.
“Lasciati cadere in avanti, ti tengo io” le disse.
R chiuse gli occhi e si appoggiò a lui, le gambe e il tronco tesi in un’unica linea rigida.
“È la postura giusta” le disse G con un filo di voce.
“È un caso, sono emozionata” gli rispose R.
Trovarono presto il giusto equilibrio, uno proteso sull’altra, l’uno necessario all’altra per sostenersi, per non cadere.
Lui attese una pausa della musica.
“Pronta?” Le chiese?
“Pronta”, disse lei.
Un attimo di silenzio, come quell’istante leggero e sospeso che precede la penetrazione. Poi si mosse, spingendola.
Lei gemette con la voce strozzata, in maniera inconfondibile.
Si mosse anche il suo corpo, e R non capì esattamente cosa stesse facendo, e come lo stesse facendo.
Aveva gli occhi sgranati e la bocca socchiusa.
I suoi passi, le sue spalle, i suoi fianchi si adattavano sempre di più ai movimenti di lui, li seguivano, a volte li anticipavano, mentre il suo respiro si faceva più forte, insieme alla musica, alle pause, alle ripartenze, alle accelerazioni, alla pelle che si tendeva sotto la mano di G.
Non avrebbe saputo dire se stessero ancora ballando, mentre sentiva il petto di G schiacciarsi sul suo, e la sua mano sinistra afferrarla tra le gambe. Mentre con la destra le spingeva i capelli all’indietro e la baciava.
Sentì il muro dietro le sue spalle, si lasciò scivolare sul tappeto e smise di farsi domande.
Sorrise, prese il viso di G. tra le mani: “continuiamo a ballare - gli disse, mordendogli le labbra.
“Continuiamo”.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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